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WHIPLASH

Genere – DrammaticoWhiplash-Scream

Regia –  Damien Chazelle

Sceneggiatura – Damien Chazelle

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA

Anno – 2014

Durata – 105 min

Andrew (Miles Teller), batterista appassionato di cinema, è un brillante studente al conservatorio di Shaffer. Lo studio della batteria è la sua unica ragione di vita ed il rapporto conflittuale con il feroce e inflessibile maestro Terence Fletcher (J. K. Simmons) gli causerà lunghe crisi depressive. Secondo esperimento alla regia ed alla sceneggiatura per l’appena trentenne americano Damien Chazelle, che riesce a gestire in maniera formidabile Teller e Simmons (portando il secondo all’Oscar) per un’ora e tre quarti di elogio al jazz nudo e crudo. Una ring composition che fa proprio di Whiplash e di Caravan i suoi cavalli di battaglia: poca melodia, ma dirompente energia. Il trionfo agli Oscar, arrivato a ritmo di tempi dispari con le 3 statuette per Miglior attore non protagonista, Miglior sonoro e Miglior montaggio, ha un sapore ancor più dolce se consideriamo che il film è stato realizzato con un budget di appena 3.3 milioni di dollari (Interstellar, tanto per fare il paragone con uno degli altri film dell’ultima stagione, ha usufruito di un budget di 165 milioni e si è agguidicato un solo Oscar). Finale da antologia.

Voto: 8

THE THEORY OF EVERYTHING

Genere – Biografico, Drammatico

Regia –  James Marsheverything

Sceneggiatura – Anthony McCarten

Lingua originale – Inglese, Francese

Produzione – Regno Unito

Anno – 2014

Durata – 123 min

Stephen (Eddie Redmayne), giovane cosmologo dell’Università di Cambridge, e Jane (Felicity Jones), laureanda in lettere presso lo stesso istituto, si incontrano ad una festa universitaria ed è colpo di fulmine. Il loro amore dovrà però fare i conti con l’atrofia muscolare progressiva, malattia degenerativa scritta nel DNA di Stephen, che condizionerà tutto il resto della sua vita. James Marsh, già Premio Oscar al miglior documentario con Man on Wire, ci regala un film caratterizzato da un elevatissimo coinvolgimento emotivo e da una singolare stimolazione multisensoriale. Punti negativi (ma mai in maniera determinante) sono forse la fotografia ed il poco spazio riservato ai meriti scientifici di un vero e proprio genio vivente. Tuttavia, l’interpretazione da Oscar di Eddie Redmayne, perfettamente normodotato, e la colonna sonora, a cura dell’islandede Jóhann Jóhannsson, creano un’atmosfera struggente ed indimenticabile. La clip finale vale da sola il prezzo del biglietto.

Voto: 7,5

IL NOME DEL FIGLIO

Genere – Commedialocandina

Regia –  Francesca Archibugi

Sceneggiatura – Francesca Archibugi, Francesco Piccolo

Lingua originale – Italiano

Produzione – Italia

Anno – 2015

Durata – 96 min

Paolo (Alessandro Gassman) e Simona (Micaela Ramazzotti) aspettano un bambino e decidono di comunicare al resto della famiglia (intellettuale e di sinisra) il nome che hanno scelto per lui. Tuttavia Paolo, incline allo scherzo, fa un nome politicamente scorretto e, senza volerlo, dà inizio ad un confronto piuttosto acceso, che presto degenera in uno scontro senza esclusione di colpi tra pregiudizi e preconcetti all’italiana. Remake del successo francese Le Prénom, il film presenta poco di originale ed ha molti dei difetti legati alla commedia nostrana (recitazione, tempi, fotografia). Tuttavia, ad una prima parte abbastanza scadente, segue una seconda parte che fa dell’analisi dei personaggi il suo cavallo di battaglia, assieme ad una provocante girandola di nostalgie e recriminazioni. Ricorda alla lontana (ma molto alla lontana) il grande Carnage di Roman Polanski.

Voto: 6

BIG EYES

Genere – Biografico, Drammaticobig eyes

Regia –  Tim Burton

Sceneggiatura – Scott Alexander, Larry Karaszewski

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA

Anno – 2014

Durata – 105 min

Vittima di un matrimonio fallimentare, Margaret Ulbrich (Amy Adams) scappa via di casa con la figlia. Direzione: San Francisco. Nonostante l’enorme talento artistico, Margaret non trova una occupazione fissa e ripiega quindi con qualche ritratto ai turisti che affollano numerosi le strade della metropoli californiana. In una di queste occasioni incontra Walter Keane (Christoph Waltz), anch’egli artista di strada, e la sua vita cambia completamente. Dopo più di un lustro sottotono, Tim Burton si rimette i panni dell’artista e ci regala un’opera d’arte che poco (o nulla) ha da invidiare a quelle che scorrono sullo schermo durante un’ora e mezza ricca di colori vivaci sì, ma non a tal punto da perdere la vera anima gotica caratteristica del cineasta statunitense: malinconica e impercettibile, ma comunque inevitabilmente presente. Un climax introspettivo in LiveMotion della vera storia di Margaret Ulbrich (ancora in vita e cara amica del regista), tanto forte come donna quanto passionale come artista. Si segnalano la solita, monumentale prova di Christoph Waltz ed i chiari riferimenti a Shining.

Voto: 7,5

AMERICAN SNIPER

Genere – Biografico, Drammatico

Regia –  Clint EastwoodAmerican_Sniper

Sceneggiatura – Jason Hall

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA

Anno – 2014

Durata – 132 min

Chris Kyle (Bradley Cooper) è The Legend, il cecchino più famoso degli Stati Uniti d’America. Sul suo curriculum di guerra Kyle vanta oltre 150 uccisioni, collezionate durante le quattro missioni militari in Iraq alle quali ha preso parte. Il Diavolo di Ramadi (questo il soprannome attribuitogli dagli insorti) è freddo, spietato, infallibile. Ma chi è davvero Chris Kyle? Eroico deus ex machina o fanatico killer? C’è tutto l’Eastwood repubblicano e politicamente scorretto in questi 132 minuti di agiografia a stelle e strisce. Un patetico concentrato di patriottismo che sfinisce lo spettatore non meno di quanto la guerra distrugga i sogni e le ambizioni di tutti quelli che finiscono dentro il suo vortice di violenza. Di tutti, non solo degli americani. Ed in questa eterna tensione tra elogio e disapprovazione, non si riesce nemmeno a capire quale sia il vero messaggio finale: pro o contro? Più che una scelta netta tra bianco e nero, Eastwood sembra optare per quel timido grigio che è tipico di chi vuol fare un po’ contenti tutti: la guerra è un male, ma necessario. E noi, gli Stati Uniti d’America, siamo il salvagente dell’umanità. Scadente tanto la recitazione quanto la sceneggiatura.

Voto: 4,5

THE IMITATION GAME

Genere – Biografico, Drammatico, Storico

Regia –  Morten Tyldumimitation-game-benedict-cumberbatch_612x380

Sceneggiatura – Graham Moore

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA/Regno Unito

Anno – 2014

Durata – 113 min

Londra, 1939. Lo scoppio della seconda guerra mondiale è alle porte. Il governo inglese, consapevole dell’assedio militare che di lì a poco avrebbe subito dalla Germania nazista, decide strategicamente di affidare ad un team composto dai migliori crittografi britannici la risoluzione del Codice Enigma, la macchina (apparentemente indecifrabile) usata dalle Potenze dell’Asse per comunicare tra loro durante il conflitto. Tra gli esperti emerge Alan Turing (Benedict Cumberbatch), matematico geniale ma dalla personalità controversa. Buona regia per Tyldum, alla prima esperienza fuori dalla madrepatria norvegese. Tuttavia la pellicola stenta a decollare e si perde in un gioco di fredda razionalità. Apprezzabile comunque la profonda critica alla società britannica del tempo, accecata dalle manie omofobiche e dalle gerarchie militari. Encomiabile prova recitativa per Cumberbatch che, forse per il remoto grado di parentela che lo lega a Turing (17° grado), forse per la laurea conseguita nella stessa università di quella in cui il crittoanalista inglese ha studiato durante la sua vita (University of Manchester), riesce ad istaurare con il suo personaggio una empatia tale da varcare più volte il confine tra realtà e finzione. Di gran lunga meno notevole la prova di Keira Knightley nei panni di Joan Clarke.

Voto: 6,5

GONE GIRL

Genere – Thriller, Drammaticogone-girl-DF-01826cc_rgb.jpg

Regia –  David Fincher

Sceneggiatura – Gillian Flynn

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA

Anno – 2014

Durata – 149 min

Dopo 5 anni di matrimonio, Nick (Ben Affleck) e Amy (Rosamund Pike) sono la coppia perfetta. O almeno, lo sono solo in apparenza. Dietro le quinte della loro storia d’amore, infatti, si nascondono bugie, tradimenti ed un profondo malessere che porteranno Amy a sparire nel nulla proprio nel giorno del loro quinto anniversario. Ispirato all’omonimo romanzo di Gillian Flynn (al quale è, tra l’altro, affidata la sceneggiatura), Fincher ci regala un thriller che di certo non è all’altezza dei suoi grandi lavori del passato (Seven su tutti), ma che comunque riesce a fare dei momenti di spannung la sua arma migliore. E poi, consegnare al pubblico una interpretazione mediocre e non ignobile di Ben Affleck è già un bel traguardo. Il vortice della vendetta risucchia tutto ciò che di buono c’è nell’animo umano, portando lo spettatore a sostenere la causa di un fedifrago, piuttosto che accettare il senso di colpa di stare dalla parte di un’assassina fredda e calcolatrice. Ciononostante, i difetti ci sono eccome: oltre a un Ben Affleck inespressivo, il film tarda a decollare dopo una prima ora lenta ed a tratti superflua, e presenta (verso la fine) alcuni buchi di trama. Si segnala una Pike da Oscar.

Voto: 7

MAGIC IN THE MOONLIGHT

Genere – Commedia, Sentimentale46876870-00b4-11e4-8a43-db18d12c768c_magic-in-the-moonlight

Regia –  Woody Allen

Sceneggiatura – Woody Allen

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA

Anno – 2014

Durata – 97 min

Stanley Crawford (Colin Firth), noto illusionista inglese, riceve dall’amico di vecchia data Howard Burkan (Simon McBurney) l’invito di trascorrere alcuni giorni in Costa Azzurra, al fine di smascherare una sedicente medium di nome Sophie Baker (Emma Stone). Apprezzabile (ma fino ad un certo punto) prodotto di fine carriera targato Woody Allen, la cui firma si percepisce sin dai primi minuti, come dal carattere dei titoli di testa, così dalle note jazz che accompagnano le immagini in pieno stile anni 20′. Un viaggio attraverso l’estrema tensione tra l’implacabile cinismo di chi illude (e lo fa con un trucco), ed il fascino irresistibile dell’irrazionale. La magia è forse essa stessa l’illusione che ci permette di credere nell’amore, sentimento irrazionale per antonomasia. Screenplay degno di nota (qui il regista newyorkese difficilmente delude), ma nel complesso l’impressione è quella di un Woody Allen che oramai pensa solo più ad autocompiacersi che a creare qualcosa di originale.

Voto: 6

RELATOS SALVAJES

Genere – Commediastorie-pazzesche

Regia –  Damiàn Szifròn

Sceneggiatura – Damiàn Szifròn

Lingua originale – Spagnolo

Produzione – Argentina

Anno – 2014

Durata – 122 min

Giunto nelle nostre sale come “Storie Pazzesche”, il film è una raccolta di sei cortometraggi che raccontano storie diverse l’una dall’altra, correndo tuttavia sui binari comuni della vendetta e della frustrazione. Pelìcula pervasa dal black humor,  che troppo spesso cade nella banalità e nel trash tipico dell’accoppiata film di Natale + commedia. Sulla falsa (falsissima) riga del tipico humor stile Monty Python, guidato dalla mano invisibile di Pedro Almodòvar (nella veste di produttore), Szifròn costruisce un universo di follia quotidiana all’interno del quale la giustizia privata equilibra le sorti di un sistema profondamente malato. Bella l’idea, meno bella la realizzazione.

Voto: 4,5

THE SALT OF THE EARTH

Genere – DocumentarioIl-sale-della-Terra-1

Regia – Wim Wenders, Juliano Riberio Salgado

Sceneggiatura – Wim Wenders, Juliano Riberio Salgado

Lingua originale – Inglese, Francese, Portoghese

Produzione – Italia, Francia, Brasile

Anno – 2014

Durata – 110 min

“Il sale della terra” è l’ultimo docu-film di Wim Wenders, scritto e girato assieme a Juliano Salgado, figlio del protagonista. La pellicola, infatti, ripercorre la biografia del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado, e lo fa nel modo più immediato e potente possibile: l’estetica delle sue immagini in bianco e nero. Ma come si sente un fotografo (abituato a stare dietro l’obiettivo) davanti alla telecamera? Wenders ce lo mostra in un viaggio alla scoperta dell’umanità sommersa, malvagia e vendicatrice da un lato, altruista e solidale dall’altro. Sentimenti fortemente contrastanti, come funi che governano l’altalena dell’esistenza di Salgado: in un primo momento entusiasta della natura umana, cadrà poi nella sfiducia al ritorno dai suoi viaggi nel cuore dell’Africa devastata dalla fame, per poi ritrovare nuovamente la fede nella natura (le sequenze finali ricordano tanto l’Elzéard Bouffier del noto racconto di Jean Giono). Unica piccola pecca, forse, quella di risultare a tratti un po’ lento.

Voto: 7,5

INTERSTELLAR

Genere – Fantascienzainterstellar_locandina

Regia – Christopher Nolan

Sceneggiatura – Christopher Nolan, Jonathan Nolan

Lingua originale – Inglese

Produzione – USA/UK

Anno – 2014

Durata – 169 min

In un Pianeta Terra non più abitabile ed in un’era collocata presumibilmente in un presente alternativo a quello reale, l’ex pilota della NASA Cooper (Matthew McConaughey) viene reclutato per una nuova missione spaziale. L’obiettivo è quello di salvare gli umani rimasti sulla Terra. La trama è piuttosto banale e a tratti prevedibile, così come la sceneggiatura. Alcune sequenze (quella che vede protagonista Matt Damon su tutte) danno l’impressione di essere dei veri e propri spin-off, senza i quali lo sviluppo della pellicola non cambierebbe minimamente. I continui riferimenti a 2001 – Odissea nello Spazio, infine, danno l’impressione di un Nolan più saccente che abile conoscitore. Nonostante ciò, è apprezzabile il tentativo di portare sul grande schermo la quarta dimensione e il fenomeno del wormhole (nessuno prima di lui si era cimentato in tale impresa). Ulteriori punti a favore sono la fotografia, meravigliosa, e le colonne sonore di Hans Zimmer, che non deludono mai le aspettative. Rimangono tuttavia le enormi incongruenze scientifiche. Tanto fantasy, poca fantascienza.

Voto: 6,5

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